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da diritti copyright: ne è pertanto vietata la riproduzione. Riferimenti a stralci e brevi estratti
dal testo sono consentiti soltanto a condizione che essi si
rifacciano palesemente all’autore, menzionandone il nome e l’opera,
secondo le regole codificate per la redazione dei riferimenti
bibliografici. In questo caso specifico tali riferimenti sono i seguenti:
■ Viola, A. (2005). Modelli recenti di ipnositerapia, ulteriori sviluppi teorici e
ultime interpretazioni neurofisiologiche
dell’ipnosi, in Manca Uccheddu, O. e Viola, A., Ipnosi e suggestione in
psicoterapia. Milano: Giuffré editore.
■ Viola, A. (2005). L’ipnosi regressiva, in Manca Uccheddu, O. e Viola, A., Ipnosi
e suggestione in psicoterapia. Milano: Giuffré editore.
■ Viola, A. (2005). Ipnosi regressiva e PLR.
Dal
web, in http://digilander.libero.it/Antonello_Viola_Dott/ipnoterapia.htm
“L’ipnosi
non esiste, tutto è ipnosi!”
Milton H. Erickson
L’ipnosi terapeutica
Tuttora intorno all’ipnosi esiste
molta disinformazione e vige ancora un certo pregiudizio, tant’è che in
Italia e in Europa in generale (ad eccezione del Regno Unito), nell’ambito
del counseling psicologico e psicoterapeutico questa tecnica viene impiegata
soltanto da un numero ristretto di professionisti della salute mentale, a
differenza di altri paesi quali USA,
Canada, Regno Unito e
Australia, in cui essa viene adottata diffusamente, e nei quali l’ipnosi è
stata riconosciuta da un punto di vista medico e scientifico e costituisce
argomento di studio di molti corsi universitari, Master e scuole di
specializzazione post-laurea.
È certo che durante il secolo scorso
il disinteresse di molti psicoanalisti e psicoterapeuti nei riguardi
dell’ipnosi fu anche la conseguenza della censura operata dallo stesso
Freud sull’uso dell’ipnosi. Ancora oggi la parola ipnosi evoca per molte
persone un fenomeno da palcoscenico, poiché l’ignoranza e il pregiudizio
fanno sì che il termine sia esclusivamente associato agli eclatanti
fenomeni ipnotici (ponti catalettici, sonnambulismo, ecc.) prodotti da
ipnotisti o pseudo-ipnotisti durante trasmissioni televisive o spettacoli
teatrali. Viene così trascurato l’aspetto più ampio e rilevante del
fenomeno ipnosi, cioè il suo valore e la sua potenzialità terapeutica, e
l’enorme valenza come strumento di analisi psicologica e agente di alleanza
terapeutica. Alla luce di svariati
studi e ricerche, è ormai noto che la suggestione costituisce una parte
attiva molto importante di ogni psicoterapia, e che l’ipnosi possa
costituire uno strumento terapeutico attraverso il quale la resa delle
suggestioni costruttive ed il processo di alleanza terapeutica possono
essere ottimizzati (Manca Uccheddu e Viola, 2005).
Quando si parla di ipnosi capita
spesso di sentire strane concezioni, ritengo largamente determinate dall’ignoranza in merito all’argomento, e
dai pregiudizi e stereotipi da essa generati.
Pertanto in linea di massima, ancor oggi succede di sentire qualcosa come
“…ah, io ho paura dell’ipnosi, non si sa mai..”, oppure “…è pericolosa
l’ipnosi, puoi addormentarti e avere problemi a risvegliarti…”, o ancora
“….l’ipnosi non va bene perché perdi il controllo…”, o paradossalmente
“..l’ipnosi, tutte sciocchezze, non esiste, è solo spettacolo…”, e chi più
ne ha più ne metta.
In effetti la stragrande maggioranza
delle persone non sa che l’ipnotismo (cioè l’insieme delle tecniche
utilizzate per l’induzione e la conduzione dello stato ipnotico) e l’ipnosi
(cioè la peculiare condizione psicofisica nella sua costellazione
sindromica) nel loro complesso costituiscono una materia scientifica (ufficialmente riconosciuta dalle
scienze psicologiche e mediche), ovvero l’ipnologia, che può essere annoverata nel più ampio
contesto della psicologia. Così
la maggioranza delle persone non sa che lo stato ipnotico
(quindi la trance ipnotica nei suoi svariati livelli di profondità) è
una condizione naturalmente e
spontaneamente raggiungibile, e che ciascuno di noi raggiunge
spesso e quotidianamente uno stato ipnoidale (cioè una condizione di trance
leggera) secondo una ritmicità
ciclica e ultradiana (Rossi, 1987). Questo accade quando
improvvisamente ci si rende conto di essere assorti e completamente
assorbiti dai propri pensieri, in una dimensione di distacco dall’ambiente
circostante (per esempio durante la lettura di un libro, durante la
riflessione, durante la guida rilassata di un auto, durante i “sogni a
occhi aperti”, e in altre condizioni ancora).
Ciò che sicuramente fa la differenza
individuale in relazione allo stato ipnotico, è la cosiddetta responsività
ipnotica, ossia la variabilità soggettiva nella capacità di
raggiungere un livello di trance ipnotica: in altre parole potremmo dire
che ciascun individuo è caratterizzato da una propria e specifica
responsività ipnotica, e che a livello statistico circa il 70% della
popolazione possiede un’apprezzabile responsività ipnotica, ove circa il
10% è altamente responsivo (capace di raggiungere un livello di trance ipnotica
profonda), un 50% è mediamente responsivo (può raggiungere una trance
ipnotica di media profondità), e circa un 10% è lievemente responsivo (può
raggiungere una trance ipnotica leggera). Esiste poi una frazione di circa
il 30% di soggetti refrattari, scarsamente responsivi o non suscettibili
all’induzione ipnotica. Secondo svariati autori, alla luce degli studi
compiuti dai più famosi ipnotisti nel corso degli ultimi secoli, la
percentuale media e statistica dei soggetti che possono raggiungere un significativo
grado di trance ipnotica ammonterebbe a circa il 20%, su un qualsiasi campione di soggetti formato casualmente e
a prescindere dai contesti socio-culturali. Alcuni autori affermano
comunque, che la sensibilità ipnotica o responsività può essere modificata
e incrementata con l’addestramento, per cui anche un soggetto refrattario
in teoria potrebbe sviluppare con l’allenamento una sensibilità
all’induzione.
Ciò che dovrebbe essere chiaramente
e definitivamente compreso, è che lo stato ipnotico, essendo una condizione
naturale e spontaneamente raggiungibile (almeno ai livelli più leggeri di
intensità) rappresenta una condizione che in sé non detiene alcun
potenziale lesivo o pericoloso. Nella trance ipnotica la persona non perde
il controllo volitivo, mantenendo comunque un grado di capacità critica e
di discernimento, purché non scivoli nel sonno. Ciò che invece può
verificarsi nel contesto di alcune trance ipnotiche, e in dipendenza dal
processo e dalla responsività soggettiva, è l’amnesia postipnotica (ovvero
l’oblio dei contenuti occorsi durante la trance ipnotica), cosa che può
verificarsi quasi essenzialmente quando si raggiunge un livello profondo di
trance ipnotica, condizione che pertanto interessa una frazione minima di
soggetti.
Lo stato di trance ipnotica può
essere elicitato mediante l’utilizzo di svariate tecniche, fra le quali
quelle più ampiamente e più recentemente adottate fanno uso di procedure di
rilassamento progressivo, di concentrazione mentale e visualizzazione
guidata, servendosi di un approccio prevalentemente “accomodante” e
flessibile, modellato sulle caratteristiche del soggetto (stile materno), e
non più un approccio essenzialmente autoritario e direttivo (stile paterno)
come invece veniva spesso utilizzato dai primi ipnotisti precursori delle
moderne tecniche.
Per fornire una quadro sintetico ed
esplicativo delle caratteristiche essenziali dello stato ipnotico, formulo
la seguente definizione:
-
“Lo stato ipnotico può essere definito come una particolare
e specifica condizione psicofisica caratterizzata da un’alterazione del
normale stato di coscienza, determinato da una parziale dissociazione
psichica, ove emerge un elevato stato di suggestibilità (una maggiore
ricettività alle suggestioni), un’elevata capacità di concentrazione ed
attenzione selettiva, accompagnati da un’inibizione dell’attività critica,
analitica e logica dell’emisfero cerebrale sinistro, e da una simultanea
attivazione privilegiata della funzionalità dell’emisfero cerebrale destro,
con le sue capacità di elaborazione figurativa e olistica, analogica e
astratta. Svariati studi hanno riscontrato che lo stato di trance ipnotica
è caratterizzato da tracciati elettroencefalografici che si differenziano
da quelli caratteristici sia dello stato di veglia che da quelli del sonno:
i tracciati EEG della trance ipnotica sarebbero particolarmente ricchi di
onde cerebrali lente di tipo alfa e teta, che denoterebbero una maggiore connessione razionale con
la sfera mentale subcosciente” –
Per fornire un esempio pratico esplicativo
di ciò che può essere lo stato ipnotico, e per dare maggiore chiarezza a
coloro che si interrogano su quella che possa essere la natura di una
trance ipnotica, mi piace fare riferimento a due condizioni che tutti
conosciamo per averne fatto praticamente un’esperienza quotidiana, e che
ritengo si avvicinino per la loro peculiarità psicofisiologica, alle
caratteristiche della trance ipnotica leggera, media e profonda:
- lo stato
psicofisico di rilassamento che si raggiunge quando si distendono
estensivamente i muscoli del corpo e ci si rilassa mentalmente,
accantonando le preoccupazioni ed i pensieri relativi alle attività
quotidiane, potrebbe essere assimilato a una condizione di trance
ipnotica leggera
- lo stato
psicofisico che caratterizza la condizione fisica e mentale
normalmente raggiunta prima dell’addormentamento (stato ipnagogico)
rispecchia per le sue peculiarità i livelli di trance ipnotica media e
profonda, a seconda della fase che progressivamente precede il sonno
completo
Come ripetutamente sostenuto da
svariati autori, compreso il sottoscritto, anche la psicoanalisi ortodossa
(quella freudiana) viene spesso condotta su un paziente che raggiunge uno
stato ipnoidale (trance ipnotica leggera), date le caratteristiche della tecnica
e della dinamica di conduzione nel setting psicoanalitico. Per questo
motivo si ritiene che S. Freud, nonostante la censura da lui operata in
merito all’impiego psicoanalitico dell’ipnosi (il cui valore però
riconoscerà fino alla fine della sua opera, e particolarmente e in modo
rinnovato durante i suoi ultimi anni), in effetti abbia comunque, suo
malgrado, continuato ad utilizzare involontariamente l’ipnosi nella pratica della sua
psicoanalisi.
L’ipnosi viene utilizzata da molti
psicologi e psicoterapeuti quale strumento terapeutico di esplorazione e analisi psicologica.
In ambito terapeutico, infatti, si sfrutta la capacità dello stato ipnotico
di elicitare una condizione di “recupero
ipermnestico”, cioè la facoltà di recuperare, durante la trance ipnotica,
ricordi normalmente obliati o bloccati allo stato di coscienza vigile, e
pertanto la sua capacità di determinare un contatto più profondo e diretto fra i domini conscio e inconscio
dell’apparato psichico. Inoltre si sfrutta l’elevata capacità di sintesi mentale e olistica che
caratterizza la trance ipnotica, grazie all’iperattivazione dell’emisfero
cerebrale destro. Un’altra ragione all’utilizzo dell’ipnosi fa capo a una
concezione prettamente neurofisiologica: svariati autori sostengono che lo
stato ipnotico è in sé terapeutico, consentendo un riequilibrio dell’attività del sistema
nervoso autonomo (simpatico e parasimpatico), del sistema limbico-ipotalamico, e di conseguenza dell’attività neuro-ormonale,
responsabile di svariati scompensi di natura psicosomatica.
In ambito
clinico le applicazioni dell'ipnosi spaziano dal campo medico a quello
psicoterapeutico. In particolare nel settore medico, dalla medicina
generale ed internistica alla chirurgia, dalla traumatologia alla
ginecologia, dalla dermatologia alla pediatria, dall'oncologia alla
psichiatria, dall'odontoiatria alla medicina sportiva. Non soltanto nei paesi anglosassoni, ma in tutti quelli
scientificamente più avanzati,
l'ipnosi viene utilizzata ed è oggetto di ricerche nelle Facoltà di
Medicina e di Psicologia, nonché nei più autorevoli Ospedali ed Istituti
specializzati, sia privati che pubblici. L’ipnosi può essere impiegata per
correggere comportamenti disfunzionale (ad esempio l’abuso di sostanze, nei
casi di tabagismo, alcolismo, tossicodipendenze varie, ecc.), per diminuire
lo stress situazionale, per ridurre alcune fobie, per la produzione di
analgesie immediate e a lungo termine, per produrre il miglioramento di
sintomi collegati a malattie, per accelerare il decorso post-operatorio, e
per incrementare la connessione mente-corpo allo scopo di promuovere la
guarigione. Da molti anni si è verificato, con evidenze scientifiche, che
l'ipnosi provoca nell'organismo modificazioni fisiologiche misurabili con
specifici parametri fisiologici, che rafforza le difese immunitarie, e che può dare straordinari risultati
nella cura di tante patologie organiche. Tuttavia il settore in cui
l’ipnosi trova la più vasta applicazione è certamente la psicoterapia.
L’ipnoterapeuta cura le condizioni di disagio psicologico e svariati
disturbi psicosomatici, nell’interesse del paziente e previo consenso del
medesimo, nel massimo rispetto della sua personalità.
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secondo le regole codificate per la redazione dei riferimenti bibliografici.
In questo caso specifico tali riferimenti sono i seguenti:
■ Viola, A. (2005). Modelli recenti di ipnositerapia, ulteriori sviluppi teorici e
ultime interpretazioni
neurofisiologiche dell’ipnosi, in Manca Uccheddu, O. e Viola, A.,
Ipnosi e suggestione in psicoterapia. Milano: Giuffré editore.
■ Viola, A. (2005). L’ipnosi regressiva, in Manca Uccheddu, O. e Viola, A., Ipnosi
e suggestione in psicoterapia. Milano: Giuffré editore.
■ Viola, A. (2005). Ipnosi regressiva e PLR.
Dal
web, in http://digilander.libero.it/Antonello_Viola_Dott/ipnoterapia.htm
Ipnosi Regressiva e
PLR 
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